lunedì 18 gennaio 2010

La teoria dei 5 secondi.


Qualcuno mi insegnò a giudicare le canzoni dai primissimi secondi.
D'altra parte, lo stesso si può fare con l'incipit di un libro.
O meglio, le prime cinque righe. L'attacco accattivante stimola il proseguo.
Gli occhi vogliono la loro parte giustamente. Sia nel piacere intellettuale che fisico.
Non ci basterà mai una bella ragazza alla prima occhiata.
Anche se qui si aprono altri discorsi, tipo non reggere lo sguardo altrui per "eccessiva bellezza".
Quando giunsi alla stazione di Amsterdam, mi sentii in preda ad una vertigine sensoriale. Intorno a me vedevo soltanto splendide ragazze bionde che si aggiravano alla mercé dei miei infarti. La sbornia passò in fretta, ma solo perché ero in periodo "ma che me frega delle donne, l'amore non esiste".

Non di meno desidera l'orecchio.
Che, come il palato, è attento selezionatore di piaceri immediati. Fin dal primo assaggio.
Ecco perché "Baciami ancora" di Jova mi piace e non mi stancherà.
Perché nei primi 10 secondi sta tutto il mio piacere.
Quella batteria d'entrata che si accavalla al semplice gioco di dare il tempo ora in italiano, ora in inglese: "one, due, tre, four."
Un'inutile cazzata che non poteva non piacermi.

ps: no, non vi siete persi nulla. Questo post è assolutamente vuoto.

1 commento:

Doc Rock ha detto...

... ricordo dottore...